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Fiamma Drakon
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Baldoria in taverna

Titolo: Baldoria in taverna
Rating: Giallo
Genere: Demenziale, Generale
Personaggi: Aggra, Thrall (Go'el), Vol'jin
Wordcount: 4027 (fiumidiparole)
Note: Het
Thrall continuò a ballare fino alla fine della canzone, agitandosi senza mai fermarsi. Sembrava essere improvvisamente ritornato indietro nel tempo a quand'era un giovane Orco ingenuo e inesperto della vita.
Quando la musica cessò, l'ex Capoguerra si districò barcollando dalla ressa di fan che si era guadagnato e tornò verso Vol'jin, paonazzo e palesemente esausto.
«Nu ballerino esperto» commentò il Capoguerra prima di sghignazzare delle sue stesse parole.
Thrall si aggrappò al bancone prima di cadere a faccia in giù sullo sgabello e vi si arrampicò sopra malamente.
«Un'altra birra!» tuonò picchiando un pugno sul bancone.


Era appena il tramonto ma la Taverna della Fine del Mondo era già affollata. C'erano Protettori Sha'tar fuori servizio, Sin'dorei, Kaldorei, Umani e molti altri ancora, tutti quanti riuniti insieme senza distinzioni di fazione solo per bere e divertirsi.
L'aria festosa si respirava non appena si varcava l'ingresso ed era esattamente il tipo di sentimento che aveva condotto lì Thrall.
L'Orco era in abbigliamento informale, con indosso la tunica bianca da sciamano profondamente scollata a "V" sul petto e fermata con un cinturone con la fibbia recante il simbolo dell'Orda. Il cappuccio era abbassato, rivelando la testa ricoperta dai capelli neri tagliati cortissimi. La barba lasciata crescere folta rimpiazzava in un certo senso la lunga chioma di un tempo.
Spessi bracciali con catene gli rivestivano la metà anteriore degli avambracci.
Thrall non era più il Capoguerra dell'Orda, nonostante fosse ancora un eroe agli occhi di ogni componente di essa per le sue azioni passate. Lì a Shattrath poteva essere un Orco qualunque. Nessuno l'avrebbe trattato con un occhio di riguardo.
Forse era proprio per quello che il suo amico Vol'jin, Capoguerra dell'Orda attualmente in carica, aveva scelto quel locale per incontrarsi.
Thrall si guardò intorno ma non scorse nessuna traccia del Troll. Probabilmente non era ancora arrivato.
Si portò verso il bancone, accomodandosi su uno sgabello ad un'estremità. Il supporto cigolò sinistramente nel farsi carico del suo peso, ma Thrall non vi badò particolarmente.
Attirò l'attenzione della barista - un'Elfa del Sangue dai capelli lunghi e biondi - e fece per ordinare da bere quando una sonora pacca gli piovve su una spalla, mozzandogli momentaneamente il fiato.
«Uè, cumpà! Scusami per il ritardo, spero di nun averti fatto aspettare troppo!» esclamò una voce gioviale dall'accento pesante e ben familiare alle orecchie dell'Orco.
Prima che quest'ultimo potesse riprendere a parlare, il nuovo venuto ordinò due boccaloni di Birra degli Ogre.
«Che c'è Vol'jin, vuoi annegare i problemi da Capoguerra nell'alcol?» lo prese bonariamente in giro Thrall, ricambiando la pacca sulla schiena.
Vol'jin scrollò le spalle, prive del solito fardello di pali in legno che solitamente si portava appresso.
«Scusa, Thrall. Credevo di aver capito che tenevamo qualcosa da festeggiare... o qualcuno» replicò accennando un sogghigno ilare.
L'Orco increspò le labbra in un sorriso tenero: in effetti erano lì per festeggiare insieme la nascita del suo secondo figlio. Era stato Vol'jin a chiedergli a farlo e Aggra lo aveva spinto ad accettare.
«Divertirti un po' ti farà bene, sei diventato così nervoso ultimamente Go'el...» aveva detto a mo' di spiegazione.
Nonostante il primogenito fosse ancora piccolo e bisognoso di cure e attenzioni tanto quanto il neonato, Aggra aveva detto di essere perfettamente in grado di cavarsela da sola per una notte; così Thrall si era lasciato trascinare fuori di casa ed era andato fino nelle Terre Esterne.
«Aggra sta bene?» domandò Vol'jin.
«È forte, come sempre» rispose con orgoglio Thrall «Subito dopo il parto ha insistito perché le facessi cucinare il pranzo» aggiunse in tono un po' più apprensivo «In queste due settimane non ha voluto che facessi niente per aiutarla...».
Vol'jin scoppiò a ridere.
«Nun tiene fiducia nelle tue capacità di cuoco» commentò.
Thrall storse le labbra ma non poté effettivamente dargli torto. Non si era mai cimentato con la cucina e non era affatto sicuro di essere capace di preparare del buon cibo - o quantomeno delle pietanze commestibili.
La barista tornò in quel momento con due grossi boccali di metallo ricolmi di birra e traboccanti schiuma.
Vol'jin accettò il suo e lo sollevò subito in direzione di Thrall.
«Nu brindisi al nuovo piccirillo tuo! Che possa nu giorno diventare 'o nuovo Capoguerra dell'Orda, saggio e forte come 'o padre suo!» declamò con tono solenne.
L'Orco levò a sua volta il suo boccale e nel farlo disse: «Tu mi elogi troppo, Vol'jin. Ho fatto solo quel che andava fatto quando doveva esser fatto».
Il Troll ignorò completamente il commento e sbatté il suo boccale contro quello del compare, quindi bevvero sino quasi a finire le rispettive bevande.
La conversazione riprese variando argomento spesso e volentieri. Thrall e Vol'jin si conoscevano da tempo ed erano buoni amici. Discorrere del più e del meno veniva loro perfettamente naturale, specialmente ora che l'Orco non era più gravato dal pesante fardello dato dal titolo di Capoguerra. Vol'jin era in grado di assolvere con assoluta serietà ai compiti che il capo dell'Orda aveva, però sapeva anche quand'era il momento di prendersi una pausa e tornare ad una parvenza di "normalità".
Thrall doveva ammettere che quando era stato lui a ricoprire quel ruolo aveva preso la cosa fin troppo sul serio. Vol'jin era senz'altro più adatto a suo parere.
La birra venne consumata in abbondanza da ambo le parti tra un discorso e l'altro. Erano lì per festeggiare e nessuno dei due era intenzionato a porre alcun freno; considerato anche che si trattava di Birra degli Ogre - piuttosto forte - non ci volle molto prima che gli effetti iniziassero a farsi vedere e soprattutto sentire.
Un boccale di birra dopo l'altro, Thrall iniziò a far più fatica a mettere in fila parole per formare una frase di senso compiuto e a capire ciò che Vol'jin gli diceva. Allo stesso tempo apprezzava di più il sapore della birra, che beveva a ritmi molto più rapidi rispetto ad un paio d'ore prima, quand'era appena arrivato.
Vol'jin lo guardava tracannare birra rapidamente e chiederne altra. Lui continuava a bere ma molto più lentamente. Si sentiva stranamente stanco mentre era palese che Thrall fosse decisamente euforico.
«Ué, cumpà! Vacci piano, vuoi mandare in rovina la taverna?» chiese Vol'jin ad un certo punto. Biascicava appena e si reggeva la testa con un braccio. Dalla posizione pareva stesse per crollare sul bancone.
Thrall sbatté con stizza il boccale vuoto sul piano di legno.
«E she anche cosh-hic!... fosse?!» esclamò di scatto, girandosi verso il suo interlocutore. Strinse leggermente gli occhi, come per mettere bene a fuoco il volto del Troll, poi proseguì: «Shiamo qui per festeggiare e... hic!... voglio farlo fino... fino in fondo».
In quel momento un boato seguito dal suono di una batteria riempì il locale, interrompendo quel principio di battibecco tra i due.
Thrall si girò a guardare verso il centro della taverna e Vol'jin volse piano il capo per gettare un'occhiata oltre una spalla, le palpebre ancora mezze socchiuse e l'espressione leggermente inebetita e perplessa.
Un'esplosione di fumo copriva l'area che tutti stavano fissando. Quando la nebbia di diradò, i cinque componenti degli Élite Tauren Chieftain comparvero, agitandosi e suonando a tutto volume. Solo Samuro - l'Orco leader del gruppo - era sprovvisto di strumento musicale, ma compensava la mancanza con la sua voce potente.
Il martellare della batteria e la musica alta riuscirono a spazzar via il desiderio di riposo di Vol'jin. Il Troll si girò sullo sgabello e cominciò ad agitare le braccia e muovere la testa al ritmo della musica. Il suo compare riconobbe la canzone nonostante la mente parzialmente ottenebrata dall'alcol: era conosciuta praticamente da tutti i membri dell'Orda, dato che era dedicata proprio a loro. Il titolo era "Power of The Horde" - ed era altresì nota come "Storm, Earth and Fire".
«Ehi... è la mia canzone...!» disse, dando una gomitata nel fianco a Vol'jin, rischiando di spingerlo giù dallo sgabello per la foga del gesto.
Ciò detto l'Orco scese dal suo sgabello e si lanciò in mezzo alla folla che si era messa a gridare e ballare.
Il suo amico lo guardò insinuarsi tra una Draenei e un'Elfa del Sangue e cominciare a ballare con entrambe. Le due femmine rimasero inizialmente perplesse dalla sua audacia; tuttavia, parvero intuire subito di aver davanti un partito decisamente ottimo per la media degli Orchi che bazzicavano abitualmente il locale e gli diedero corda. Sicuramente per buona parte la loro audacia era dovuta ai fiumi di alcol di ogni sorta che erano stati versati a tutti i clienti.
Lo spettacolo suscitò una risata nel Troll, il cui viso si animò di un ghigno perfido: Thrall non si era mai lasciato andare così prima di allora. Vol'jin non sapeva nemmeno che fosse in grado di ballare, per di più in maniera tanto audace. Avrebbe quasi potuto essere definito volgare.
Ben presto l'Orco venne notato anche da altre femmine, che andarono ad aggiungersi alle due che già sculettavano con fare vanesio intorno all'ex Capoguerra. Si creò un crocchio attorno a lui composto da membri del gentil sesso di ogni fazione: Umane, Tauren, Elfe di tutti i tipi e persino un paio di Nane. Si alternavano con irruenza, litigandosi le attenzioni di Thrall come se fosse un ambito scapolo.
Quest'ultimo dopo non molto tempo che si dimenava circondato da tutte quelle femmine cominciò a sentire veramente molto caldo, come se avesse fatto una corsa sotto il sole cocente del mezzogiorno per le piane di Durotar.
Istintivamente afferrò la sua tunica per la scollatura e la stracciò letteralmente per liberarsene. I miseri resti, ancora saldamente trattenuti dal cinturone che indossava, ciondolarono inerti lungo i suoi fianchi.
Un coro di voci femminili piene d'approvazione si levò mentre veniva alla luce il petto muscoloso e le braccia nerborute tipiche di chi era avvezzo a combattere. L'addome piatto era solcato di linee profonde che identificavano i vari fasci di muscoli. Sulla schiena, mantenuta ben dritta a differenza della stragrande maggioranza dei membri della sua stessa razza, un lieve solco verticale decorreva centralmente verso il basso dove si trovava la spina dorsale. Le scapole sporgevano leggermente a seconda sei movimenti che faceva.
Il suo fisico era talmente possente che sembrava impossibile che potesse essere confinato in qualcosa di simile a dei semplici vestiti di stoffa.
Il sudore gli imperlava la pelle verde, luccicando sotto le luci della taverna e rendendo ancor più virile il suo corpo. Le donne manifestarono il loro apprezzamento con grida estatiche ed entusiastiche e raddoppiarono gli sforzi per farsi notare ed essere al centro dell'attenzione del bel maschio.
Thrall continuò a ballare fino alla fine della canzone, agitandosi senza mai fermarsi. Sembrava essere improvvisamente ritornato indietro nel tempo a quand'era un giovane Orco ingenuo e inesperto della vita.
Quando la musica cessò, l'ex Capoguerra si districò barcollando dalla ressa di fan che si era guadagnato e tornò verso Vol'jin, paonazzo e palesemente esausto.
«Nu ballerino esperto» commentò il Capoguerra prima di sghignazzare delle sue stesse parole.
Thrall si aggrappò al bancone prima di cadere a faccia in giù sullo sgabello e vi si arrampicò sopra malamente.
«Un'altra birra!» tuonò picchiando un pugno sul bancone.
La barista gli scoccò un'occhiata di traverso prima di andare a recuperargli un boccale. Servì rapidamente la bevanda e si dileguò per andare ad occuparsi di altri clienti.
Thrall si scolò tutto il boccale d'un fiato, sporgendosi all'indietro nella foga del gesto. La sbronza colossale che si era già preso unita alla stanchezza che si era appena guadagnato gli fece perdere l'equilibrio e l'Orco cadde rovinosamente all'indietro sbattendo la testa sul duro pavimento di legno. Per fortuna non c'erano gradini né altre sporgenze alle sue spalle.
Vol'jin rise ancora mentre si chinava prudentemente al fianco del compare.
«Ué, cumpà! Che bel volo che hai fatto!» disse, prendendogli la mano per aiutarlo a rialzarsi.
Thrall grugnì e afferrò il braccio del Troll, ma la presa si fece subito debole. Per fortuna che Vol'jin adesso era più in forze: issò nuovamente in piedi l'amico, tirandolo goffamente e senza garbo per le braccia; tuttavia, quando fece per lasciarlo, l'Orco gli ricadde contro il petto come un peso morto.
Emise un verso incomprensibile e tentò senza successo di reggersi in piedi da solo. La botta presa in testa gli aveva evidentemente dato il colpo di grazia.
«Vol'jin...» brontolò piano, il capo che ciondolava pericolosamente.
Il Troll lo afferrò saldamente, cingendogli con un lungo braccio il torace e sostenendolo come meglio poteva.
«Direi che abbiamo... festeggiato abbastanza» ridacchiò il Capoguerra.

«Che è successo?!».
Aggra aveva in braccio un fagottino contenente il suo secondogenito, che non voleva saperne di mangiare come di dormire. Aveva solo due settimane e Aggra sapeva per esperienza che avrebbe dovuto passare ancora del tempo prima che il figlioletto acquisisse una certa stabilità negli orari del riposino e dei pasti. Fu solo la sua prontezza di spirito a farle mantenere salda la presa sul piccolo quando vide le condizioni di suo marito, trascinato malamente da un Vol'jin ubriaco e barcollante. Thrall sembrava sul punto di perdere conoscenza.
Aggra andò in fretta a mettere il pargolo nella culla - pregando tra sé che non cominciasse a piangere - e tornò all'ingresso della capanna. Si passò il braccio libero del marito sulle spalle e lo staccò dal Troll.
Era una femmina ma era forte e, pur con qualche esitazione, riuscì a spostare Thrall fino al loro giaciglio, situato nell'unica camera che era stata separata dal resto con delle pareti. La camminata incerta del suo compagno la fece barcollare un poco ma non tanto da trascinarla a terra insieme al suo compagno.
Vol'jin entrò dietro di lei, avanzando lentamente a zigzag, rischiando più volte di cadere.
Aggra depositò il compagno e si volse a fronteggiare l'ospite.
«Siediti anche tu, Vol'jin! Vado prendervi dell'acqua» disse in tono autorevole prima di uscire.
Il Capoguerra non riusciva a reggersi in piedi, per cui accettò l'ordine di buon grado e si rannicchiò contro una parete.
Thrall non si muoveva. Respirava regolarmente e pesantemente, come se stesse dormendo.
Sua moglie tornò con due grossi bicchieri ricolmi d'acqua - uno dei quali porse all'ospite - e una sacca deformata da sporgenze regolari del contenuto. Non v'era alcun dubbio sul fatto che si trattasse di una borsa piena di ghiaccio.
Si inginocchiò accanto a Thrall e guardò preoccupata le guance intensamente colorate ed il sudore che gli imperlava il viso. Era caldo come se fosse febbricitante, fatto che le fece sorgere dubbi in merito a quanto avesse effettivamente bevuto per ridursi in uno stato così pietoso. In aggiunta a ciò voleva capire perché i suoi vestiti pendessero stracciati dalla sua cintura. Thrall non era il tipo di Orco cui piaceva nei guai ma per quel che ne sapeva lei la sbronza poteva anche averlo trasformato in un animale da rissa.
Se lo figurò fugacemente mentre si azzuffava rozzamente con altri Orchi e non riuscì ad impedirsi di sorridere.
Gli posizionò il ghiaccio a coprire la testa rasata e la fronte, ottenendo per tutta risposta un profondo sospiro di sollievo.
Evidentemente aveva bisogno di raffreddare i bollenti spiriti.
Udì Vol'jin alle sue spalle ridacchiare, anche se non ne capiva il motivo.
«Tutte chelle fimmine l'hanno attizzato come legna gettata su na fiamma» commentò con nonchalance mentre sorseggiava piano la sua acqua.
Aggra si irrigidì e la sua espressione divenne una maschera di rabbia a stento repressa.
«Femmine...? Di quali femmine stai parlando, Vol'jin?» chiese, voltandosi con estrema lentezza verso il Troll. Il suo tono pacato era un chiaro preludio all'imminente tempesta.
Nonostante la sbornia e quell'innaturale calma nella voce di Aggra, Vol'jin vuotò il sacco. L'ubriachezza lo fece essere ancor più schietto di quanto avrebbe dovuto. Ignorò l'amicizia che lo legava a Thrall e soprattutto calpestò senza alcun rispetto il legame speciale che c'era tra l'Orco e la sua interlocutrice e raccontò tutto quanto, ogni cosa, specialmente la parte relativa al concerto degli Élite Tauren Chieftain.
Quando terminò la faccia di Aggra era diventata più scura e lo sguardo emanava una pericolosa scintilla omicida.
Respirò a fondo, dilatando le narici, e si girò di nuovo verso Thrall. Lo afferrò per le enormi spalle e lo scosse con violenza, sollevandolo in parte dal giaciglio.
«Go'el! Go'el svegliati, dannazione! Non ti ho detto di andare fuori perché tu potessi divertirti con delle stupide ragazzine!» ringhiò a voce piuttosto alta, la furia che stillava da ogni singola sillaba.
Thrall non era ancora addormentato. Teneva semplicemente gli occhi chiusi.
Le scosse brusche lo fecero trasalire. Esausto e stordito, lasciava che la testa ciondolasse avanti e indietro al ritmo della rabbia di sua moglie.
Fu solo quando quest'ultima gli impose di fissarla in viso che si fermò e lo sguardo che Thrall le rivolse la diceva lunga sul suo malessere.
La sua faccia adesso non era più paonazza bensì l'esatto opposto: un po' del suo solito colorito era svanito e adesso pareva pallido, quasi malaticcio.
Aggra se ne accorse e istintivamente lo allontanò leggermente, temendo di avergli provocato un attacco di nausea a furia di scuoterlo.
Thrall abbandonò il capo in avanti, sul petto, poi sollevò gli occhi verso sua moglie.
Un sorrisetto idiota gli incurvò le labbra mentre la guardava e poi si trasformò, divenendo un sorriso più perverso. Senza alcun preavviso, l'Orco scattò e Aggra si ritrovò a far fronte con le sue sole forze al peso non indifferente del suo compagno, che si era mosso per sovrastarla e strapparle un bacio.
Aggra si piegò all'indietro con l'intenzione di allontanarsi il più possibile ma Thrall la schiacciò a terra col suo peso morto.
«Voglio... sholo-hic!... divertirmi...» biascicò con non poca fatica mentre tentava goffamente di arrivare alle labbra della sua compagna.
Di fronte ad una simile scena, Vol'jin - che fino ad allora se n'era stato ad assistere in silenzio nel suo angolino - non poté esimersi dal commentare: «Ué piccioncini! Debbo lasciarvi soli?».
Ciò detto, sghignazzò come se avesse appena fatto una battuta.
Fu la proverbiale goccia che fece traboccare l'altrettanto proverbiale vaso.
Aggra, infuriata come non mai, riuscì ad affibbiare un pugno nello stomaco di suo marito, facendolo arretrare leggermente con un lamento. A quel punto, parzialmente libera, caricò Thrall dandogli una testata in pieno sul naso, allontanandolo definitivamente.
A quel punto si alzò in piedi e guardò il compagno con sguardo severo e autoritario.
«Visto che sei così su di giri, credo proprio che dovrai rinfrescarti un po' le idee» esclamò, chinandosi su Thrall. Lo afferrò stretto per un orecchio e lo costrinse a mettersi in piedi nonostante le difficoltà palesi. L'anello che portava al naso era striato di sangue per il colpo appena ricevuto ma non sembrava avvertire il dolore come avrebbe dovuto.
Aggra prese per un orecchio pure il Capoguerra e trascinò in piedi anche lui. Li portò quasi di peso fuori della capanna e sbatté stizzita loro la porta in faccia.
I due si accasciarono contro l'uscio, esausti.
«Nu bel tipo 'a compagna tua...» ridacchiò Vol'jin.
Thrall si addossò alla porta grattando il legno con le dita.
«Aggra... Aggra...» chiamò a mezza voce, il tono leggermente nasale a causa del colpo preso.
L'Orchessa non rispose e così Vol'jin e Thrall rimasero fuori nella notte fredda fino a che non caddero prede del sonno.

L'Orco venne svegliato l'indomani mattina da una pioggia che si stava facendo rapidamente più intensa. Si staccò dal rigido e freddo legno che gli aveva fatto da supporto durante la notte ed aprì cautamente gli occhi.
La testa era un martellare ininterrotto di fitte sempre più forti e la vista era offuscata dalla presenza di alcune luci che esplosero non appena sollevò le palpebre.
Un tuono rombò talmente forte che Thrall lo sentì riecheggiargli fin dentro le ossa.
Con uno sforzo di volontà l'Orco si guardò attorno: era davanti a casa sua e poco distante da lui dormiva Vol'jin, rannicchiato contro lo stipite della porta.
Il padrone di casa cercò di fare mente locale circa gli avvenimenti che li avevano portati a dormire là fuori ma non riuscì a riesumare molto della sera precedente dopo la bevuta in taverna. Gli stessi avvenimenti finali dell'uscita al locale gli risultavano lacunosi e caotici.
Il naso gli doleva particolarmente e sentiva sapore di sangue in bocca; inoltre, aveva i vestiti a brandelli. Qualsiasi cosa fosse accaduta doveva essersi scontrato con qualcuno - e anche in maniera piuttosto violenta.
La pioggia divenne fitta e intensa, un vero e proprio nubifragio. Vol'jin si mosse e si svegliò solo in quel momento.
Si guardò confuso intorno e poi posò gli occhi sull'amico, fradicio e leggermente tremante.
«Pecché sto accà sotto 'a pioggia? Cumpà, che è successo?» domandò mentre si massaggiava la testa dolente.
Thrall scosse piano il capo in segno di diniego e fece l'unica cosa sensata in una situazione del genere: bussò alla porta.
Il picchiare del suo pugno sulle assi di legno gli rimbombava nel cervello, acuendo l'emicrania e frastornandolo; ciononostante il bisogno disperato di sottrarsi al temporale era più forte del dolore che stava causando a se stesso.
Continuò a picchiare cercando di assottigliarsi contro il battente per sottrarsi all'impietosa furia degli elementi.
Ad un certo punto iniziò anche a chiamare per nome sua moglie, nella speranza che almeno il richiamo la svegliasse - se non ci avevano già pensato i tuoni.
Continuò a chiamare ancora per poco prima che il battente contro il quale si era con tanta foga premuto venisse tirato verso l'interno senza alcun preavviso. Thrall, infreddolito e stordito dai postumi della sbornia, non riuscì ad avere i riflessi pronti abbastanza da riuscire a tirarsi indietro all'ultimo.
Cadde prono all'interno della capanna, sbattendo dolorosamente la faccia a terra. Lacrime di dolore gli punsero i lati degli occhi quando ad assorbire la maggior parte dell'impatto col terreno fu il suo naso già ammaccato.
Istintivamente la sua priorità fu portarsi entrambe le mani a coprire la parte offesa della faccia - che aveva ripreso a perdere sangue - per cercare di attenuare in qualche maniera la sofferenza. Non cercò di mettersi in piedi: all'emicrania pulsante si erano bruscamente aggiunte le vertigini; pertanto se avesse cercato anche solo di mettersi carponi probabilmente sarebbe tornato bocconi nel giro di pochissimo.
«Bravo, Go'el. Hai svegliato i bambini...» esclamò stizzita Aggra. Era in piedi vicino al battente aperto con il neonato in braccio che piangeva a dimostrazione della veridicità delle sue parole.
Il pianto del pargolo era una tortura atroce per l'emicrania di Thrall.
Quest'ultimo grugnì afflitto e solo allora tentò di mettersi carponi per guardare in viso sua moglie. Dovette appoggiarsi saldamente con tutti gli arti per poter issarsi dal suolo e sollevare il volto.
Vol'jin scivolò silenziosamente all'interno e richiuse la porta, posizionandosi in un angolo con aria sfinita.
Aggra sembrava arrabbiata, anche se l'Orco non ne sapeva la ragione.
La sua compagna lo squadrò da capo a piedi mentre dondolava il bambino per calmarlo. L'astio nel suo sguardo ricordò a Thrall quello che l'aveva animata durante il loro primo incontro nelle Terre Esterne.
«Vedo che la nottata fuori ti ha rinfrescato le idee» commentò aspra Aggra, un ghigno soddisfatto sulle labbra.
«Qualsiasi... cosa abbia fatto ieri... m-mi dispiace» Thrall scosse piano il capo «Ero ubriaco...».
Tremava ancora. L'ex Capoguerra dell'Orda ridotto ad un pulcino bagnato. Il paragone strappò un sorriso a sua moglie, la quale si scoprì essere molto più incline al perdono quella mattina.
Il bambino tra le sue braccia adesso si era quietato e riposava beato, ignaro di ciò che stava succedendo.
Aggra fece un cenno col capo a Vol'jin, indicandogli suo marito.
«Aiutalo a rialzarsi, Vol'jin. Io vado a preparare un tonico a tutti e due...» disse con un sospiro, quindi volse loro le spalle e se ne andò.
Il Troll lentamente si rimise in piedi e si mosse verso l'amico, aiutandolo a riacquistare la postura eretta.
I due si scambiarono un'occhiata.
«Pensi che... mi abbia perdonato?» sussurrò Thrall.
«Pare di sì» replicò il Capoguerra in tono altrettanto basso.
L'Orco scrollò leggermente le spalle.
«Mi chiedo cosa le abbia fatto di così grave perché mi facesse dormire fuori...» sospirò.
Il Troll gli poggiò una mano sull'ampia spalla.
«Tieni davvero voglia di saperlo? Forse è meglio che tu non sappia niente...» rispose. Anche se avesse voluto illuminarlo, lui stesso conservava della notte avanti ricordi parecchio confusi che non gli sarebbero stati molto d'aiuto.
Thrall ci pensò su pochi secondi prima di annuire.
«Probabilmente hai ragione...» dichiarò.
Un tremito particolarmente forte lo scosse da capo a piedi, ricordandogli di avere ancora addosso i suoi vestiti fradici e laceri.
«Prima di raggiungere Aggra... forse è meglio mettersi qualcosa d'asciutto...» propose.
Per tutta risposta, Vol'jin starnutì forte.
«Tieni ragione» disse semplicemente con voce fortemente nasale, mentre entrambi viravano per dirigersi verso la stanza dei coniugi, dove tenevano riposti i vestiti di ricambio.
Di certo sarebbe passato un bel po' di tempo prima che Thrall si lasciasse persuadere a tornare in una qualsivoglia taverna.
Tags: fandom: warcraft, pairing: thrall/aggra, rating: safe
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