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Fiamma Drakon
fiamma_drakon

Assaggio di un'estate cocente

Titolo: Assaggio di un'estate cocente
Rating: Giallo
Genere: Commedia, Generale
Personaggi: Jaina Proudmoore, Thrall
Wordcount: 2283 (fiumidiparole)
Prompt: Tema "pescioso" per la Under the... Challenge @ maridichallenge
Timeline: ambientata tra le espansioni "The Wrath of the Lich King" e "Cataclysm".
Note: Het, What if?
Inspirò a fondo, assaporando l'aria frizzante, ben diversa da quella che spazzava Orgrimmar in quel periodo: la capitale era diventata una fornace rovente e le folate di vento caldo che serpeggiavano nelle valli sollevando la polvere arida non facevano che aumentare la calura.
Era essenzialmente l'afa terrificante di quel primo assaggio d'estate che l'aveva spinto a chiedere a Jaina di poter evadere dalla città per qualche ora.


«Sei sicuro che sia questo il posto?».
Jaina Proudmoore lanciò un'occhiata oltre il parapetto dell'aeronave, i lunghi capelli biondi sollevati dal vento. Al di sotto si trovava un'isola decisamente piccola a forma di falce con un piccolo boschetto ad occupare la metà convessa ed una distesa erbosa a cingere il lato concavo.
«Certo che sono sicuro! Ho seguito alla lettera le indicazioni fornitemi da Vol'jin!».
Un sorriso si dipinse sul viso della maga nel percepire l'indignazione nella voce del suo interlocutore: certe volte era così permaloso dinanzi alle sue manifestazioni di pura e innocente perplessità da risultare più tenero di quanto fosse in realtà.
Jaina si volse, lanciando un'occhiata a Thrall, impegnato nel manovrare il timone dell'aeronave e nel destreggiarsi tra un'apparentemente infinita serie di leve, manopole e corde.
Aveva imparato a pilotare quelle aeronavi totalmente da solo con impressionante celerità, in modo da poter avere la piena indipendenza di recarsi ovunque avesse desiderato in tutta Kalimdor.
Vederlo occuparsi di quel veicolo con aria tanto esperta gli conferiva ulteriore attrattiva agli occhi di Jaina.
«Allora non dovremmo atterrare?» chiese, voltandosi e facendo per muovere qualche passo in direzione del pilota, il quale emise un grugnito chiaramente distinguibile anche in mezzo al chiasso del motore.
«È quello che sto facendo» replicò brusco Thrall, scoccandole un'occhiata d'ammonimento.
La bionda non se la prese per quell'atteggiamento tutt'altro che cortese. Era palese che occuparsi dell'aeronave richiedesse da parte sua tutta la concentrazione di cui disponeva e lei lo stava decisamente intralciando.
Decise pertanto di sedersi, appoggiando la schiena contro il parapetto e concentrarsi su altro che non fosse l'atterraggio imminente: la sua famiglia era famosa per le flotte navali e lei non era semplicemente abituata alle navi che solcavano il cielo anziché il mare. In particolare, odiava il momento della partenza e dell'atterraggio.
L'orco notò il disagio dipintosi sul suo viso mentre chiudeva ostinatamente gli occhi fissando il pavimento di legno e si sforzò di rimanere concentrato su ciò che stava facendo. Avrebbe avuto modo poi di andare a calmare l'agitazione della maga, una volta che fosse riuscito a condurre a terra l'aeronave intatta.
La brezza marina gli frustò il viso, insinuandosi nella lunga e folta chioma nera che per una volta aveva deciso di non costringere nelle solite rigide trecce, preferendo una più semplice coda di cavallo alta a tenergli lontano dagli occhi solo i ciuffi più fastidiosi.
Inspirò a fondo, assaporando l'aria frizzante, ben diversa da quella che spazzava Orgrimmar in quel periodo: la capitale era diventata una fornace rovente e le folate di vento caldo che serpeggiavano nelle valli sollevando la polvere arida non facevano che aumentare la calura.
Era essenzialmente l'afa terrificante di quel primo assaggio d'estate che l'aveva spinto a chiedere a Jaina di poter evadere dalla città per qualche ora. La bionda sembrava alquanto impaziente di avere un appuntamento con lui ed aveva accettato entusiasticamente; dopodiché era venuta la parte più ardua: scegliere dove andare.
La zona di Durotar era troppo calda e gli orchi bazzicavano con più frequenza del solito l'area di Azshara nella speranza di alleviare la sofferenza. Theramore era fuori discussione: qualsiasi punto all'intorno della città era troppo vicino ad essa perché potessero passare inosservati.
Era allora che era entrato in gioco Vol'jin: il troll era l'unico di cui Thrall si fidava abbastanza per metterlo al corrente della tresca segreta con Jaina Proudmoore e chiedergli consiglio su dove poter andare per scappare da quella fornace.
Vol'jin si era preso del tempo per pensarci e poi se ne era uscito con un: «Li esploratori miei mi hanno riferito che ci sta un'isoletta a largo di Kalimdor che prima apparteneva a noi troll ma che ora sta disabitata».
Gli aveva fornito la mappa con le indicazioni per arrivarci e un valido alibi per giustificare la sua assenza a chiunque fosse venuto a cercare di lui. Il suo aiuto era stato preziosissimo; in tal modo il Capoguerra aveva potuto prendere accordi con la sua compagna per recarsi lì il primo giorno disponibile per entrambi.
L'aeronave toccò il suolo con un debole sobbalzo al quale Thrall si era preparato divaricando leggermente le gambe e flettendo le ginocchia per assorbirlo. Lo stesso non si poteva dire di Jaina: il contraccolpo la colse alla sprovvista, strappandole un debole gemito e facendole sbattere la testa contro il legno massiccio del parapetto.
Quando riaprì gli occhi, borbottando qualcosa a proposito degli atterraggi morbidi, si trovò davanti l'orco che le tendeva una mano per aiutarla ad alzarsi.
Adesso sembrava decisamente più rilassato, anche se Jaina non riusciva ad abituarsi all'aria decisamente selvaggia che gli dava la sua insolita acconciatura.
Thrall arricciò le labbra in un sorriso incoraggiante e la maga rispose accettando di buon grado il suo aiuto. Venne rimessa in piedi come se fosse una bambolina di carta e il suo partner mantenne salda la presa attorno alla sua esile mano mentre la conduceva a terra.
Una volta che furono entrambi coi piedi sul prato, Jaina si dilettò nell'osservare il paesaggio circostante fino a soffermarsi sull'acqua cristallina e bassa che bagnava la spiaggia che si estendeva dinanzi a loro.
Un refolo di vento fece ondeggiare l'erba ma fu insufficiente a coprire gli effetti del sole che brillava alto nel cielo sereno. L'ora di pranzo non era passata da molto e quello era pertanto il periodo in cui i raggi solari bruciavano con maggiore intensità. Ci sarebbe voluto un vento molto più burrascoso perché non sentissero la calura riscaldarli attraverso gli abiti.
Lady Proudmoore udì un grugnito di palese insofferenza provenire dal suo accompagnatore, il quale stava già iniziando a provare l'irrefrenabile impulso a spogliarsi.
Aveva indosso solamente una tunica leggera, chiusa in vita da una cintura sottile simile a una cordicella in sostituzione del solito cinturone pesante con la fibbia in metallo recante il simbolo dell'Orda. Aveva addirittura rinunciato a mettere i soliti bracciali pesanti, preferendo tenere gli avambracci liberi.
«Stai iniziando a sudare...?» domandò Jaina con tono apprensivo.
Thrall sfuggì alla sua presa mentre terminava la domanda, dirigendosi a passo sostenuto verso la spiaggia. Lungo la strada si aprì la cintura e sfilò la tunica, abbandonandola sul prato appena prima che iniziasse la spiaggia insieme agli stivali - l'unica cosa pesante che aveva deciso di mettere.
La maga trattenne il respiro vedendo il torace ampio e muscoloso venire completamente alla luce insieme alle possenti spalle e alle lunghe e robuste braccia.
Indossava un paio di lunghi boxer neri che gli andavano piuttosto aderenti, mettendo in risalto le natiche e le cosce toniche tanto quanto il resto dell'impressionante muscolatura.
Jaina aveva sperato che indossasse qualcosa di ancora meno coprente, però non poteva certo lamentarsi del virile esemplare di maschio che aveva dinanzi.
Notando che pareva intenzionato a tuffarsi in acqua senza la minima esitazione, l'umana si affrettò a corrergli appresso, togliendo il corpetto bianco e i pantaloni nel tragitto.
Lei indossava un reggiseno rosa confetto ridotto ad un paio di triangolini di tessuto che le coprivano solo una minima porzione dei seni e che erano tenuti insieme da fili legati sulla schiena e dietro il collo e un paio di mutandine dello stesso colore costituite da un triangolo sul davanti che si assottigliava in un filo che le passava tra le natiche, ricongiungendosi col margine.
Percorse rapidamente la spiaggia, lasciando buche abbastanza profonde dietro di sé, nel tentativo di raggiungere l'orco prima che arrivasse alla battigia.
Thrall sentì cingersi al torace dalle sue braccia esili e accusò il contraccolpo del suo slancio energico.
Non si bloccò tanto per il tentativo di Jaina - in confronto alla forza fisica di cui lui era dotato la sua era piuttosto scarsa - quanto piuttosto per il tondo e morbido ingombro che sentì premergli contro le scapole.
«C-che c'è?» esclamò l'orco.
«Non puoi andare in acqua adesso!» asserì decisa la maga, stringendo ulteriormente la presa e schiacciando i seni su di lui.
«Ma io ho caldo! Ho già sudato a sufficienza!» ribatté indignato il Capoguerra, ansioso di togliersi di dosso quel fastidiosissimo strato di sudore appiccicoso.
«Lo so, ma... abbiamo mangiato da poco! Ti prenderai una congestione!».
Thrall si girò a guardarla, liberandosi dal suo abbraccio. Un sopracciglio era arcuato in maniera marcata a sottolineare la sua perplessità.
Era vero che avevano pranzato subito prima di partire, così da non doversi preoccupare di portare anche quello con loro; però non aveva mai sentito parlare di una malattia del genere.
«Una... che?!» fece, incapace di ripetere la parola.
«Congestione» disse di nuovo Jaina, scandendo meglio le sillabe, guardandolo stupida.
«Cosa sarebbe? Una malattia degli umani...?» chiese perplesso. In tutta la sua vita non l'aveva mai sentita menzionare neppure una volta.
«Non penso sia solo degli umani» ammise Lady Proudmoore prima di spiegare: «Se subisci uno sbalzo termico drastico dopo un pasto abbondante, ti si può bloccare la digestione e potresti anche morire».
Thrall raddrizzò la schiena e assunse un'aria stranita all'udire la drastica conseguenza di quella "congestione".
Jaina si lanciò un'occhiata tutt'attorno per poi tornare ad ammonire l'orco: «Con questo caldo se entri in acqua potresti rischiare seriamente!».
Dopo qualche istante di silenzio a seguito delle sue parole, il Capoguerra scoppiò a ridere fragorosamente.
«Hai detto tu stessa che è una possibilità e noi orchi siamo di costituzione più robusta degli umani!» esclamò in tono sicuro di sé, battendosi un pugno sul petto.
Riprese ad avanzare verso l'acqua.
Jaina aggrottò le sopracciglia, contrariata e determinata al tempo stesso: quel testardo non voleva ascoltarla! Aveva mangiato molto più di lei e stava sudando copiosamente; pertanto la sua preoccupazione era più che giustificata.
Anche lei sapeva essere cocciuta e continuò ad inseguirlo per fermarlo, allungandosi a prenderlo per un braccio stavolta.
«Aspett-aaaah!».
A sorpresa l'orco si era voltato quando stava per ghermirlo e aveva proteso fluidamente l'arto verso di lei, cingendola e sollevandola da terra come se fosse un fuscello, caricandosela su una larga spalla. L'assalto la colse impreparata, per cui fu una preda estremamente facile da catturare.
«Non aspetto un bel niente! Sbaglio o eravamo venuti qui per cercare un po' di sollievo dalla calura estiva?» asserì Thrall con noncuranza, riprendendo a camminare.
Il fatto di portare un fardello - benché estremamente leggero - su una spalla lo fece affondare un po' di più nella sabbia calda, costringendolo ad accelerare il passo.
La ragazza, ripresasi prontamente dalla sorpresa iniziale, cominciò a scalciare e battere con i pugni sulla schiena dell'orco, cercando di divincolarsi dalla sua presa.
«Lasciami!» protestò indignata, cercando di allentare la presa della sua mano sul suo fianco. Per tutta risposta Thrall la spostò a ghermirle una natica, strappandole uno sbuffo.
La pelle era morbida e la consistenza della chiappa era soda quanto bastava perché provasse l'istinto di palparla ancora e poi andare oltre. Fu con immenso sforzo che si trattenne, benché il sangue fosse già in gran parte defluito dal resto del suo corpo per andare a concentrarsi verso il basso.
Quando l'acqua arrivò a lambirgli i piedi emise un verso di disapprovazione: era a malapena tiepida. Ciononostante proseguì, puntando verso una zona fonda abbastanza perché potesse immergersi fino alle spalle.
Si fermò una volta bagnato fino sopra l'ombelico e si tolse Jaina da una spalla, trattenendola tra le braccia mentre si accucciava.
Istintivamente la ragazza, prima così riluttante al contatto con lui, si aggrappò con forza al suo collo e cercò di sfuggire al contatto con la superficie del mare. I suoi sforzi furono vani: Thrall la immerse piano, in maniera che si rendesse conto che l'acqua non era per niente gelida come temeva, e lui fece altrettanto insieme.
Jaina rabbrividì nonostante la temperatura non fosse poi così bassa, rimanendo saldamente adesa al possente corpo dell'orco fino a che non smise di tremare. Il calore delle sue membra era impressionante e riusciva a mitigare senza difficoltà gli effetti dell'immersione improvvisa.
Inspirò ed espirò piano, abituandosi lentamente, distendendosi come una gatta che faceva le fusa in grembo al padrone per bagnarsi fino alle spalle. Non risparmiò i capelli, che divennero un mantello dorato liscio e coeso. Poi all'improvviso batté i piedini in acqua e sgusciò via dalla presa dell'orco, nuotando poco più in là per rimettersi in piedi e sorridergli con aria giocosa.
Gli mostrò la lingua e poi schiaffeggiò la liscia superficie acquosa, producendo una pioggia di schizzi che colpirono Thrall in pieno viso.
L'orco scosse la testa, preso alla sprovvista.
«Ah, sì...?» esclamò, replicando il movimento ma con più impeto. Sollevò un'intera fetta d'acqua che si abbatté addosso a Jaina finendola di bagnare completamente.
La maga lanciò un gridolino e cercò di aggirare il suo avversario ridendo prima di schizzarlo ancora.
Quella stupida piccola guerra a colpi d'acqua durò parecchio e finì con l'inzupparli da capo a piedi. Al termine, Jaina si slanciò verso Thrall a braccia aperte, lasciandosi prendere e accovacciandosi sulle sue ginocchia mentre lui si sedeva sul fondo sabbioso, nell'acqua bassa.
«Adesso non sei più accaldato, mh?» domandò mentre attorcigliava una lunga ciocca nera attorno ad una falange.
Thrall le accarezzò per contro la schiena, risalendo dal basso verso l'alto fino ad incontrare i suoi capelli. Ne afferrò un ciuffo e lo sfregò con delicatezza tra le dita.
«Accaldato no... ma accalorato sì...».
Così dicendo fece scivolare Jaina più vicina al suo corpo, in maniera che percepisse il profilo rigido che premeva dall'altro lato del cavallo dei boxer.
Quest'ultima ridacchiò nell'avvertire quella pressione delicata contro la coscia. Si sporse a baciare con enfasi l'orco, mordicchiandogli lo spesso labbro inferiore e allo stesso tempo si riposizionò su di lui, sedendosi a gambe divaricate e aderendo al suo inguine.
Thrall mugolò in chiaro segno d'apprezzamento, cingendola con un braccio mentre con l'altra mano scendeva a liberare la sua mezza erezione dai boxer, desideroso di approfittare della frescura procuratagli dal bagno per godersi al meglio il momento.
Tags: fandom: warcraft, pairing: thrall/jaina, rating: safe
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