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Fiamma Drakon
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Quando si dice essere testardi

Titolo: Quando si dice essere testardi
Rating: Verde
Genere: Demenziale, Generale, Slice of life
Personaggi: 1!Dante, 2!Dante
Wordcount: 819 (fiumidiparole)
Prompt: Labirinto (struttura ciclica) per la quarta settimana del COW-T 4 @ maridichallenge
Note: Selfcest, Shonen-ai
L'albino si guardò attorno, notando che il letto era occupato soltanto dalla sua persona e che c'era un altro paio di pistole posato vicino alle sue si rilassò: il suo compagno non sarebbe uscito dalla stanza senza armi se ci fosse stato un qualche segno della presenza di intrusi.

Era notte fonda. L'orologio segnava le una meno un quarto quando Dante - fino ad allora beatamente assopito nel suo letto al primo piano della Devil May Cry -  venne svegliato da un colpo sbattuto con violenza al piano di sotto. 
Subito si sollevò seduto impugnando una delle sue pistole, prudentemente poggiate sul comodino a lui più prossimo. Non si poteva mai sapere a che ore certi ospiti indesiderati sarebbero comparsi per infastidirlo, per cui era sempre meglio avere qualcosa di carico e pericoloso da poter maneggiare. 
Il colpo si ripeté, stavolta un po' meno forte. 
L'albino si guardò attorno, notando che il letto era occupato soltanto dalla sua persona e che c'era un altro paio di pistole posato vicino alle sue si rilassò: il suo compagno non sarebbe uscito dalla stanza senza armi se ci fosse stato un qualche segno della presenza di intrusi. 
Al colpo stavolta fece seguito una colorita imprecazione, fatto che incuriosì non poco l'uomo, il quale si alzò dal letto lasciandosi scivolare via dal corpo quasi nudo le coperte. 
Rabbrividì per l'escursione termica tra il suo letto e l'aria gelida al di fuori di esso, ma si avviò comunque verso la porta senza prendere niente da indossare. 
Uscì fuori dalla stanza e si affacciò alla ringhiera delle scale - la camera da letto era l'unica stanza che occupava il piano superiore ed immetteva direttamente sulla sommità delle scale. 
Al piano di sotto il suo omonimo era seduto a gambe incrociate sul divano, i pantaloni ancora addosso e anche la maglia nera super aderente che portava sotto al gilet rosso - il quale era finito su un bracciolo assieme al cappotto. 
In mano aveva una console per videogiochi e dall'espressione sembrava sull'orlo di una crisi di nervi. 
Dante scese le scale e attraversò silenziosamente l'ufficio, andando a piazzarsi alle spalle dell'altro senza essere visto. 
«Mi avevi detto che saresti venuto a letto... tre ore fa» commentò lievemente alterato, incrociando le braccia sul torace nudo. Era nel suo tipico atteggiamento paterno, quello che il suo omonimo detestava di più. 
Quest'ultimo sobbalzò, visibilmente colto alla sprovvista dalla sua improvvisa apparizione. Cacciò un gridolino di sorpresa e si abbandonò contro lo schienale respirando piano. 
«Mi hai fatto prendere un colpo...» esclamò «Che ci fai qui? Non eri stanco?». 
«Che ci fai tu ancora qui!» lo riprese il più grande, senza abbandonare il cipiglio serio. Sollevò gli occhi a guardare lo schermo del televisore e la sua espressione divenne se possibile ancora più greve. 
«Stai ancora dietro a quel coso...?» chiese, inarcando le sopracciglia e piegando di lato la testa, assumendo un'aria interrogativa. 
"Quel coso" - come lo chiamava lui - altro non era che un vecchio videogame che il suo compagno aveva comperato di recente per ammazzare la noia nei momenti in cui non erano a caccia di demoni o impegnati a fare l'amore. Aveva passato il pomeriggio davanti alla tv a giocare con quel videogame e solo a sera era arrivato in un punto in cui doveva superare un labirinto per poi poter salvare la partita e spegnere. 
Il problema era - ovviamente - superare tale ostacolo: il più grande dei due aveva assistito ad una decina di penosi tentativi di attraversare il maledetto labirinto durante la cena, mentre mangiavano pizza, prima di annoiarsi e decidere di mettersi a leggere qualcosa. 
«Non posso spegnere finché non supero questo maledetto labirinto!» ringhiò l'altro a mezza voce, senza staccare neppure per un attimo gli occhi dallo schermo del televisore. 
L'altro era convinto che la mancanza di aggeggi del genere nella sua vita dall'infanzia fino ad allora fosse la causa di quel suo atteggiamento ossessivo ed era contento di non essere stato lui a provare la console, altrimenti ci sarebbe lui al suo posto, a perdere ore di sonno e sanità mentale dietro a quella cosa. 
Il più grande dei due emise un sospiro esasperato. 
«Ma non puoi spegnerlo e ripartire dall'ultimo salvataggio un'altra volta?» domandò «Se domani ci arriva del lavoro da fare non puoi venire a cacciare demoni come uno zombie». 
«Non ci penso nemmeno a spegnere senza salvare!» fu la pronta replica del minore, che pareva quasi non aver neanche sentito il discorso dell'altro. 
«Allora mettilo in pausa e vieni a dormire» propose in alternativa, anche se l'idea di dover buttare energia elettrica per una cosa così stupida non lo allettava affatto. Già mantenere il posto era una spesa piuttosto ingente considerato che quando qualche demone veniva a far loro visita l'ufficio veniva praticamente demolito e ricostruito puntualmente. 
La mancanza di una qualsivoglia risposta da parte del suo interlocutore gli fece presagire che non aveva preso neppure in considerazione l'ultima opzione offertagli. 
Esasperato dalla cocciutaggine del suo omonimo, Dante esalò un sospiro ed esclamò: «Io torno a letto. Vieni a riposarti». 
«Sì, okay» rispose il più giovane, ma dal tono era palese che la risposta fosse stata fornita con il solo scopo di farlo tacere. 
Il più grande non cercò di fargli cambiare idea ancora, per cui tornò di nuovo a letto. 
 
Dante venne svegliato a notte fonda da grida di rabbia. Stavolta niente colpi, solo grida. Si sedette allungando una mano a prendere la pistola, di nuovo, esattamente come la notte avanti. 
Poi vide le pistole posate vicino alle sue, si accorse che il letto era tutto suo e sbuffò seccato, lasciandosi ricadere pesantemente sul cuscino, affondandovi il viso. 
«Quel videogame sparirà presto».
Tags: fandom: devil may cry, pairing: dante/dante, rating: safe
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