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Fiamma Drakon
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Nelle sere d'autunno

Titolo: Nelle sere d'autunno
Rating: Verde
Genere: Slice of life
Personaggi: 1!Dante, 2!Dante
Wordcount: 1028 (fiumidiparole)
Prompt: 25 Senses: Touch / 020. Soft Pillow @ casti_puri + 169. Un momento di tenerezza @ 500themes_ita
Note: Selfcest, Shonen-ai
Le guance erano di un bel rosso intenso e l’espressione sulle sue labbra era una delle più ebeti che gli avesse mai visto. Per giunta, puzzava terribilmente di whisky - come se il suo stato non fosse già di per sé sufficiente a far capire che era ubriaco fradicio.
Dante sollevò il bicchiere vuoto verso il suo omonimo più giovane, il quale annuì e gli abbassò la mano.


Il periodo in cui Dante e Dante stavano fuori fino a tardi perché la sera in ufficio faceva caldo ormai era finito: era arrivato l’autunno e con esso erano tornate le vecchie abitudini del clima più freddo.
Adesso dopo cena - sempre la solita pizza, sia che ci fossero quaranta gradi sia che ce ne fossero meno dieci - si parcheggiavano sul divano a scaldarsi a vicenda con il calore corporeo finché non sopraggiungeva il sonno a portarli tra le braccia di Morfeo.
Il più giovane dei due quella sera aveva deciso di concedersi un piccolo peccato di gola e prepararsi una cioccolata calda.
«Vuoi una cioccolata calda anche tu?» aveva domandato quando si era alzato per andare in cucina, rivolgendosi al suo compagno, che nel frattempo si era già allargato sul divano occupando il posto che fino ad allora aveva impegnato lui.
L’altro lo guardò scuotendo la testa e socchiudendo a metà le palpebre, osservandolo mentre se ne andava a preparare la sua bevanda dolce in cucina.
Rimase lì disteso senza muoversi per un po’, poi decise di bere qualcosa anche lui, pur di natura completamente diversa da quella del suo partner.
Si mise prima seduto e poi in piedi, avvicinandosi ad una credenza che stava in un angolo dell’ufficio, nella quale tenevano tutte le bevande a base di alcol che differissero dalla banalissima birra - alla quale invece era riservato un posto d’onore in frigorifero.
Dante aprì un’anta e prese un bicchiere di medie dimensioni di vetro spesso smerigliato - un vecchio cimelio, non si ricordava più neppure dove l’avesse trovato - e si versò una abbondante dose da una bottiglia di whisky. Diede un primo sorso, avvertendo con piacere il forte sapore della bevanda alcolica scendergli lungo la gola.
Tornò al divano portandosi dietro la bottiglia ed il bicchiere, lasciandosi cadere seduto in mezzo al divano a gambe divaricate e continuando a bere guardandosi attorno distrattamente, esaminando senza nessun interesse le armi appese ai muri e collezionate nel corso degli anni.
Era già rilassato per conto suo a quell’ora e l’alcol servì solamente a riscaldarlo, anche se Dante aveva una soglia abbastanza alta di resistenza alla sbronza. Gli occorreva un bel po’ prima di ubriacarsi; purtroppo però - non avendo nessuno a dirgli di fermarsi - raggiunse ben presto il limite della sobrietà. Dopotutto, il whisky aveva un tasso alcolico parecchio alto.
Quando l’altro Dante tornò dalla cucina con la sua tazza da caffè fumante ben stretta in mano e l’aroma di cioccolato caldo che lo inebriava, si trovò davanti il compagno sdraiato prono sul divano con il bicchiere ancora stretto in mano e appoggiato vicino al viso.
«Ehi, ma che hai fatto?» domandò preoccupato all’altro, raggiungendolo. Posò la tazza di ceramica sul tavolino dove era ancora appoggiata la bottiglia del whisky e, una volta con le mani totalmente libere, mise il più grande seduto.
Quest’ultimo sbatté più volte le palpebre, senza però aprirle per più di metà ogni volta. Le guance erano di un bel rosso intenso e l’espressione sulle sue labbra era una delle più ebeti che gli avesse mai visto. Per giunta, puzzava terribilmente di whisky - come se il suo stato non fosse già di per sé sufficiente a far capire che era ubriaco fradicio.
Dante sollevò il bicchiere vuoto verso il suo omonimo più giovane, il quale annuì e gli abbassò la mano.
«Ho capito che hai bevuto...» gli disse piano, temendo di stordirlo se avesse parlato a voce troppo alta, ma il suo interlocutore sollevò di nuovo l’oggetto e guardò verso la bottiglia.
Dante riuscì a capire cosa volesse fare un momento prima che si sporgesse verso il contenitore di vetro, appena in tempo per frapporre un braccio tra lui ed il flacone, bloccandolo.
«No, non devi bere più. Non ti fa male la testa?» gli chiese il più giovane, sedendosi accanto a lui e mantenendo fermo il proprio braccio sul suo petto per impedirgli di muoversi.
Il più grande si arrese e giacque contro lo schienale, borbottando un flebile: «Da morire...».
«Su, riposati» lo esortò il suo compagno, protendendosi a prendere la sua cioccolata e sorseggiandola piacevolmente, constatando che non si era ancora raffreddata.
Il suo compare si sdraiò di nuovo e stavolta - dato che ne aveva l’opportunità - utilizzò le sue cosce come cuscino, cogliendolo di sorpresa.
Il Dante più giovane osservò il suo omonimo mentre si sistemava sdraiato su un fianco, con il viso rivolto verso il suo stomaco e gli occhi chiusi. Sembrava totalmente a proprio agio in quella posizione - al contrario di lui, che si sentiva un po’ in imbarazzo data la prossimità del volto del suo partner alla sua area inguinale - e sul punto di addormentarsi.
Forse le sue cosce erano più comode di quel che credeva, o semplicemente lui era troppo sbronzo per poter fare il difficile riguardo dove riposare, ma sembrava più probabile la prima opzione.
Era così tenero in quel momento, sembrava molto più indifeso del solito - e lo era anche, confuso e incapace di fare niente più che giacere dove capitava.
Con la mano libera gli accarezzò i folti capelli albini, mentre con l’altra beveva la sua cioccolata, beandosi del piacevole tepore che irradiava dal corpo del più grande e della sensazione dei suoi morbidi capelli tra le dita.
Se ci fosse stato abbastanza spazio, si sarebbe sdraiato accanto a lui all’istante e l’avrebbe abbracciato forte tenendolo ben stretto a sé. L’avrebbe addirittura baciato con passione, a dispetto del forte odore di whisky che emanava ancora e che stava diventando nauseante.
Le sue tenere carezze fecero comparire un sorriso sul viso dell’ubriaco, che si sistemò meglio sulle sue cosce e protese alla cieca una mano in cerca della sua, che però non riuscì a trovare.
Dante aspettò di avere la mano libera dalla tazza prima di congiungerla con quella del suo omonimo.
Quest’ultimo sembrava così a proprio agio che non aveva il coraggio di spostarlo per portarlo a letto; così si sistemò meglio dove si trovava, in modo da essere il cuscino migliore che poteva nelle sue attuali condizioni.
«Okay, dormi qui allora» borbottò sorridendo, continuando ad accarezzare la testa del suo amante, il quale mugugnò qualcosa di incomprensibile che suonava come un verso affermativo.
A lui non importava se avessero dormito sul divano o a letto, purché potesse continuare a fargli le carezze.
Tags: fandom: devil may cry, pairing: dante/dante, rating: safe
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